Miss Freedom of the World

Mensile Albatros - Gennaio 2013


La casa editrice Albatros, con la squisita cortesia e la disponibilità sempre dimostrate anche in passato, ha ospitato un mio articolo dedicato all’ultima edizione di “Miss Freedom of the World”, cui ha partecipato la modella Excalibur Olga Matsyna, in rappresentanza dell’Italia. In tutte le redazioni sono tante le guerre che bisogna combattere, come ogni bravo giornalista ben sa, e quella contro lo “spazio” è tra le più complesse. Il mio articolo, tarato su due pagine, ha dovuto subire necessariamente dei tagli, in virtù dell’abnorme quantità di redazionali da inserire nel numero post-natalizio, per essere dimensionato a una sola pagina. Tra i paragrafi tagliati figurano il riferimento al Ministro della Cultura del Kosovo, che tanto si sta battendo per promuovere a livello internazionale il suo Paese e quello ai valorosi combattenti dell’UCK. Mi scuso con gli interessati e con il Direttore del Concorso e pongo subito rimedio, pubblicando qui la versione integrale dell’articolo che, tra l’altro, ricalca per grandi linee le splendide cronache inviate da Olga Matsyna durante la sua permanenza in Kosovo.
(lino lavorgna)


La sofferenza, per i Kosovari, come suggello dell’esistenza, è un retaggio atavico con un’impressionante sequela di vessazioni che, in duemila anni di storia, li ha visti soggiogati, vilipesi, assassinati, stuprati, in una sola parola, “dominati”, da Greci, Romani, Slavi in senso lato, Ottomani e Serbi, per non parlare degli eccidi verificatesi nel corso della seconda guerra mondiale da parte dei nazisti, che però furono rivolti prevalentemente ai residenti di etnia Serba, i quali, a guerra finita, si ripresero il territorio. Quel che è successo dopo è storia che sa ancora di cronaca, con ben undicimila vittime trucidate dai Serbi durante il conflitto che dissolse la vecchia Jugoslavia e ottocentomila profughi che abbandonarono la terra natia per l’Albania. Queste ferite dell’anima, ben visibili sui volti dei Kosovari, giovani e anziani, non spariranno presto, perché è molto lento il processo di decantazione di vicende drammatiche e sono ben cinquantuno, gli Stati del mondo, che si rifiutano di riconoscere il Kosovo come “Stato Sovrano”.
Si può ben comprendere, quindi, la voglia di “Libertà” che pervada ogni cittadino Kosovaro; una voglia di riscatto da una storia infame e soprattutto una voglia di affacciarsi alla finestra di un mondo che, fino ad ora, è stato precluso da barriere naturali e politiche.
Sono tanti i modi che un popolo giovane, dal punto di vista delle conquiste democratiche, individua per riconciliarsi con la Storia. Modi magari non perfettamente armonizzati, caotici e improntati alle iniziative personali di singoli soggetti. Non potrebbe essere altrimenti: quando è solo l’entusiasmo intriso di fretta, che ti sospinge, è difficile procedere ordinatamente, con metodi progettuali tarati sui tempi lunghi. Ecco, quindi, il giovane Ministro della Cultura impegnarsi in prima persona per spiegare agli occidentali che è possibile girare film a basso costo, sfruttando fascinosi scenari naturali, ben sapendo quanto possa essere importante, anche per la promozione turistica, la presenza di grosse produzioni Europee e Statunitensi. Ecco un giovane imprenditore che ha un’idea non meno geniale: organizzare un concorso di bellezza internazionale, che consenta a delegate di tutto il mondo, con i rispettivi Staff, di visitare il lungo e in largo il Kosovo, e riportare le proprie impressioni nei singoli Paesi di provenienza. “Miss Freedom of the World” è il nome dato al concorso, in ossequio a quel bisogno interiore che attanaglia tutti e che solo chi ne fosse stato privato per molto tempo riesce a ben comprendere: il bisogno di “Libertà”.
E’ con questo spirito di riscatto che si è celebrata, nel mese di dicembre scorso, la seconda edizione, cui hanno preso parte trentadue finaliste, che in quindici giorni hanno avuto modo di cimentarsi in un contesto per loro assolutamente nuovo, rispetto alle esperienze pregresse. Il Kosovo, ad esempio, non è ancora tecnologicamente allineato con gli standard occidentali, anche se gli sforzi per superare il gap sono ingenti, e chi fosse abituato ad avere un aggeggio tra le mani in grado di tenerlo collegato con il mondo intero 24 ore al giorno, avverte quel sintomo di astinenza comunicativa che sta diventando una vera patologia. In tutti i concorsi di un certo peso vi sono corpulenti body-guard a tutelare le modelle. La protezione, però, non si trasforma in una prigionia e ciascuna, sia pure scortata, ha una certa libertà di movimento. In Kosovo, la necessità di prevedere tutto, ma proprio tutto, per evitare ogni “distonia” che potesse tramutarsi in cattiva pubblicità, ha indotto i produttori a proteggere le modelle con un vero e proprio “esercito”, impedendo loro ogni sortita singola o con piccoli gruppi, durante i rari momenti di libertà, nemmeno con la scorta! (Per approfondire l’esperienza delle finaliste si può leggere “il diario” della delegata italiana in questo blog). Per il resto, si vede, ovunque, lo sforzo di mettersi alle spalle il passato. Si sono rimboccate le maniche, i Kosovari, e stanno lavorando alacremente per ricostruire città, ponti, ferrovie. Le lapide abbondano ovunque e non vi è famiglia che non abbia pagato il suo tributo di sangue alla ferocia di Milošević, il cui nome è opportuno non citare nemmeno per ribadirne le immani colpe, perché ora si vuole solo dimenticare. Dimenticare il male, ma non i morti che da essi sono scaturiti. I cimiteri sono prevalentemente cimiteri di guerra e gli organizzatori del concorso hanno condotto le finaliste a vedere le lapidi dei loro martiri, spiegando come un pugno di comuni cittadini si fosse costituito in armata, per fronteggiare le preponderanti forze serbe. Quasi tutta l’attuale classe dirigente proviene dalle fila dei militanti dell’UCK, i quali, per tanti osservatori esterni, restano ancora dei “terroristi”, a riprova del caos diplomatico che si deve dipanare per mettere ordine in quella martoriata terra, che deve superare anche il pregiudizio religioso, essendo popolata, in maggioranza, da Musulmani. Miss Freedom of the World, pertanto, più che un concorso di bellezza, è uno strumento di promozione “culturale” di un popolo che ha vinto una guerra con le armi e ora si accinge a combattere quella, non meno impegnativa, della sua legittimazione internazionale.
Va da sé che lo spettacolo, di fronte a tali delicate e complesse argomentazioni, diventa un mezzo per qualcosa di diverso, più importante, e non il principale motivo che ha messo insieme un nutrito gruppo di bellezze planetarie per contendersi un titolo che inneggia alla “Libertà del mondo”. Ha vinto la ventenne Irina Boeva, uno splendore di ragazza non a caso proveniente da un’altra terra, la Moldavia, nata dalla dissoluzione di un grosso impero, con qualche anno di anticipo rispetto al Kosovo. Al secondo posto Eugenia De Pina, 26 anni, Miss Angola, che ha portato il calore dell’Africa e di un paese quattro volte più grande dell’Italia, nel quale vivono poco più di 14 milioni di abitanti, che grazie all’estensione del territorio e alle risorse disponibili potrebbero avere un reddito pro-capite tra i più alti del mondo e invece vivono in regime di povertà, dopo essersi scannati in una feroce guerra-civile. Al terzo posto la bella delegata Venezuelana, Karen Guerrero, 20 anni, con il sorriso perennemente stampato sul volto, secondo la consolidata e ben nota giovialità delle bellezze sud-americane. L’Italia era presente con Olga Matsyna, 26 anni, residente a Roma e con curriculum artistico impressionante nel campo del teatro, del cinema, della televisione, del canto, della danza e della moda. Una talentuosa professionista, rigorosa e severa, che parla correttamente sette lingue. Un vero talento, da tutti apprezzata. Si classifica al quarto posto e vince la fascia che era facile presagire per lei: “Miss Talento”. Completano il gruppo delle vincitrici Alexandra Matcan, 19 anni, Romania (Miss Perfection); Natalia Poluektova, 23 anni, Russia (Miss Ideal), Ana Claudia Neves, 23 anni, Portogallo (Miss Bikini); Eliona Pitarka, 20 anni, Albania (Miss Simpaty). L’anno prossimo si replica con una terza edizione che gli organizzatori vogliono ancora più imponente, di più lunga durata e con un Tour che prevede tappe in Macedonia e Albania.
L’Excalibur Fashion Agency, che ha il compito di selezionare la finalista Italiana, organizzerà un casting della durata di tre giorni, per scegliere una modella che non sia solo una bella statuina. Saranno convocate solo professioniste di provata esperienza e quindi non servirà perdere troppo tempo con lezioni di passerella: si parlerà del modo migliore di rappresentare l’Italia e soprattutto si parlerà di Europa e delle speranze di un popolo che in Europa vuole entrare dalla porta principale, per poter gridare, finalmente, sorridendo: “LIBERTA”.

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