Cronache dal Kosovo – Quinto capitolo (redatto a Roma)

 IRINA BOEVA - MISS FREEDOM OF THE WORLD 2012


Caro Lino,
finalmente a casa, felice per la bellissima esperienza e per il quarto posto che considero un risultato di tutto rilievo in quanto la fascia conquistata, Miss Talento, di fatto, vale molto di più del secondo e terzo posto ed era la più ambita dopo quella della vincitrice. Ancora una volta devo dire che hai puntato bene e visto giusto! Mi dicesti, prima di partire: “L’augurio di tornare vittoriosa è d’obbligo, ma sappi che sarò felicissimo se tornerai con la fascia di Miss Talento”. E così è stato. E di sicuro in cuor tuo già lo presagivi, anche se non ti sbilanci mai.
Grazie, Lino, per questa bella esperienza. Non sono una ragazzina alle prime armi, ma una finale mondiale di questa portata arricchisce e non poco.
Gli ultimi giorni del concorso sono stati molto movimentati, come puoi facilmente immaginare, e dedicati esclusivamente alle snervanti prove delle varie uscite. Sono stati anche giorni importanti dal punto di vista relazionale, perché si sono visti i vari gruppi formatisi nelle settimane precedenti consolidarsi o sfaldarsi. Le truccatrici non sempre erano presenti durante le prove e ci siamo aiutate l’un l’altra, con grande disponibilità. I contrasti e i rifiuti sono stati davvero pochi, perché ciascuna aveva consapevolezza della propria “essenza”. Solo chi si sentiva un passo indietro ha scalciato un po’, come sempre accade, del resto.
Le prove, effettuate presso il Teatro di Prizren, sede prescelta per la finale, sono state alternate da continue trasferte nella vicina sartoria, dove un gruppo di talentuosi sarti lavorava alacremente per preparare il costume nazionale albanese da indossare in un quadro coreografico della finalissima. Una impresa mostruosa, considerato che si è voluto realizzarli “su misura”, per tutte le finaliste, affinché potessero essere indossati in modo impeccabile!
Non vi crederai, ma durante una di queste sortite siamo riuscite anche a fare un salto in un centro commerciale! Potevamo entrare in gruppi di sette-otto max, super scortate, mentre le altre aspettavano all’esterno, sempre protette da un esercito di bodygurad. Puoi immaginare quanta folla, nel giro di pochi minuti, si fosse accalcata all’esterno del recinto dove sostavamo.
Per la serata del 27 non era previsto nulla di speciale: dopo cena subito a letto, per riposare il più possibile. Era impossibile dormire, tuttavia, e nelle varie camere ci siamo riunite in gruppi, per chiacchierare e saltare da un canale TV all’altro, ciascuna alla ricerca di qualche notiziario nella lingua del proprio paese. Non più tardi dell’una, però, decidiamo di infilarci sotto le coperte e la stanchezza accumulata non impiega molto a proiettarci nel mondo dei sogni.
L’alba del 28 novembre ci accoglie con un cielo nuvoloso che minaccia pioggia e un freddo pungente. Ci copriamo bene per non correre rischi e ci sgranchiamo le gambe nella grande Hall, senza osare uscire all’esterno. Inizia a piovere a dirotto e la pioggia ci farà compagnia per tutta la giornata.
Prima di pranzo teniamo il briefing pre-show e ci vengono fornite le solite raccomandazioni circa le modalità comportamentali da rispettare in Teatro.
Siamo tranquille. Oramai non ci resta che mettere in pratica tutto ciò che abbiamo assimilato. Non servono altre prove: i coreografi si rendono ben conto di aver a che fare con professioniste di provata esperienza e ci consentono un pomeriggio da dedicare esclusivamente al trucco-parrucco e alle prove abiti. I costumi nazionali arrivano all’ultimo momento, portati dai trafelati aiutanti della sartoria, che ci fanno un sacco di moine, profondendosi in incomprensibili complimenti.
A mano a mano che si avvicina l’ora dello show finale l’adrenalina incomincia a farsi sentire e il tipico caos di questi momenti speciali, nei camerini e dietro le quinte, prende corpo in tutte le sue sfumature. Sono i momenti irripetibili che ben conosci e che tu domini con quel tuo sorriso disarmante che infonde sicurezza… ma qui non ci sei tu e ciascuno parla nella propria lingua, in una convulsa Torre di Babele, che però è davvero eccitante. Percepiamo tutti la tensione che lievita. Tutto deve essere perfetto, in un contesto dove si è davvero all’inizio e quindi non ancora decantato dall’esperienza. Ma forse è proprio questo che conferisce, a ogni azione, una sorta di indefinibile e misteriosa aura. La musica cresce d’intensità e le classiche melodie tradizionali si trasmutano lentamente in brani più, come dire, universali, anche se sempre ancorati al mondo Balcanico. Poi tutto tace. Si spengono le luci. Parte la sigla. Ci siamo: inizia la finale mondiale di Miss Freedom of The World. L’uscita con passo veloce, nello splendido quadro coreografico che suscita il primo spontaneo applauso, funge da catarsi liberatoria. Ora siamo “noi”, “con noi stesse”, sul nostro sentiero preferito, che si chiama “passerella” e che tu hai cesellato con quei meravigliosi versi che ogni modella, oramai, ha fatto propri: “Belle, leggiadre, sorridenti, come farfalle sui prati in fiore svolazzano le modelle…”. E voliamo, di fatto, quasi librandoci nell’aere e vincendo la gravità, consapevoli di avere puntati addosso gli occhi di un intero Popolo. Un Popolo che solo ieri era costretto a imbroccare un’arma per colpire a morte il nemico; un Popolo vessato da mille ferite e dalle terribili visioni che si trasformano in incubi; un Popolo che a ogni passo, in ogni angolo della sua Terra, coglie i segni di un passato difficile da dimenticare, impossibile da cancellare, perché troppe lapidi, ovunque, riportano alla mente quei tragici, terribili, interminabili mesi di orrore e terrore. E’ compito nostro, questa sera, offrire qualche ora di tregua ai tormenti della mente e siamo consapevoli di un ruolo che trascende il mero ruolo di modelle in passerella! Non stiamo recitando per l’ennesima volta la stessa parte di un copione più o meno sempre simile. No: questa sera stiamo scrivendo una piccola pagina di Storia, perché stiamo aiutando un Popolo a guardare avanti, a comprendere che il futuro è diverso da come lo immaginano e che fuori dai quei confini vi è un mondo nuovo da scoprire. Un mondo che sarà anche in subbuglio, ma resta pur sempre quello straordinario e meraviglioso punto nello spazio infinito dove si è sviluppata qualcosa che, finora, non sembra avere emulazioni, pur guardando in lontananza oltre le barriere spazio-temporali: la vita. E tutto questo, se a noi può sembrare banale, assume una valenza pazzesca per coloro che hanno imparato a vedere solo morte e distruzione. Ci guardano estasiati. E vivono.
Le uscite si susseguono una dietro l’altra, intervallate da balletti e da esibizioni canore. Non vi sono sfasature. Il service audio funziona a meraviglia e il gioco di luci riesce finanche a stupirci! A noi, che siamo avvezze alla maestria dei registi di Milano Moda e delle passerelle parigine. Il rosso fuoco domina e ovunque sono proiettate le aquile della bandiera Albanese e le stelle di quella Kosovara, in un magico intreccio di luci e ombre, che sembrano volersi avviluppare in modo indissolubile. “Proiezione di luci”… so già che stai sorridendo, mentre leggi, immaginando ciò che pensi: “Nella proiezione delle luci persiste la “proiezione” psicologica di un sentimento non più recondito, ma palese. Un Popolo che ha inseguito le sue radici e le ha trovate”. Vedi come sono diventata brava a leggere nella tua mente? Anche a distanza.. merito quasi un premio.
Dopo la quarta uscita, con il costume nazionale Albanese, rientriamo nei camerini e ci abbracciamo tutte. Siamo state davvero brave e ce ne siamo rese conto. Gli sguardi e gli ammiccamenti di tutti, poi, sono ancor più eloquenti.
A questo punto dovrei parlare della premiazione, che segue il rito consolidato di tutte le premiazioni. Ma qui davvero “perde” leggermente d’intensità rispetto a quelle sensazioni di “piacere collettivo” che si colgono un po’ ovunque. Ho notato, tra l’altro, che hai già indicato i nomi delle vincitrici nel post del 1° dicembre e quindi non aggiungo altro. Vi è poco da recriminare anche sulla scelta, che ha trovato quasi tutti d’accordo. Un eccesso di zelo, forse per evitare accuse di partigianeria, ha penalizzato la modella kosovara, che magari una fascia la meritava e se l’avesse vinta nessuno avrebbe avuto da ridire. La collega Moldava, vincitrice del titolo, è davvero stupenda; Miss Angola ci sperava, facendo leva sulla sua maggiore duttilità nella danza e nell’armonia del corpo, ma si è dovuta accontentare del secondo posto. Io, manco a dirlo, sono felicissima di essermi vista riconosciuta la mia propensione artistica come cantante, attrice e ballerina, prima ancora che le doti di fotomodella e indossatrice. Penso di aver reso un buon servigio al Paese che mi ospita e di aver soddisfatto in toto le tue aspettative.
So già, poi, che il direttore del concorso ti ha scritto per chiederti di farmi ritornare il prossimo anno come “interprete” e questo è stato un ulteriore e graditissimo premio. Sarà bellissimo, il prossimo anno, stare qui insieme e approfittare della mia maggiore libertà per visitare angoli suggestivi pregni di storia, e i sentieri caplestati, secoli addietro, da Alessandro Magno. Il prossimo anno vi sarà anche il Tour in Macedonia e Albania, che quest’anno, purtroppo, è stato annullato.
Vorrei dire qualcosa anche sull’interscambio di corrispondenza che hai avuto per promuovere la moda italiana in Kosovo e che ha visto il direttore del concorso (questo te lo posso dire ufficialmente) veramente entusiasta. Mi ha riferito molte cose in merito, ma ritengo corretto parlartene in privato e poi valuterai tu quando sarà il momento di ufficializzare il tutto.
Che dire ancora. Sono davvero felice. E sono davvero orgogliosa di potermi definire “Excalibur Girl”, acquisendo sempre più consapevolezza che il termine non caratterizza un ruolo, ma uno stile di vita. Uno stile cui io non vorrò mai rinunciare, se tu me lo consentirai, e che porterò con me anche quando le luci della ribalta si affievoliranno, perché saranno il retaggio più prezioso di un’esistenza nella quale, come mi hai insegnato tu, il bello deve ancora avvenire.
Buonanotte, mon ami. E grazie di tutto.
Olga Matsyna © (Riproduzione riservata)

EUGENIA DE PINA 26 ANNI 173 CM ANGOLA SECONDA CLASSIFICATA
23 KAREN GUERRIERO 20 ANNI 173 CM VENEZUELA - TERZA CLASSIFICATA MISS FREEDONM OF THE WORLD 2012
OLGA MATSYNA - 29 ANNI - ITALY - MISS TALENT
MISS PERFECTION: ALEXANDRA MATCAN – 19 ANNI – ROMANIA
MISS IDEAL: NATALIA POLUEKTOVA- 23 ANNI – RUSSIA
MISS BIKINI: ANA CLAUDIA NEVES – 23 ANNI – PORTOGALLO
MISS SIMPATY: ELIONA PITARKA – 20 ANNI – ALBANIA

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