Cronache dal Kosovo – Quarto capitolo


Prizren, 27 Novembre 2012. Ore 10:00 A.M.
Caro Lino, ci siamo! Domani è il grande giorno e qui la tensione è alle stelle, anche se tutte ci sforziamo di mantenere la calma. L’altissimo livello di tutte le partecipanti rende impossibile ogni pronostico e più o meno tutte, se non proprio nella vittoria finale, pensiamo di conquistare una fascia importante. Miss Portogallo e Miss Albania hanno già vinto i due importanti contest pre-finale (Miss Bikini e Miss Simpatia) e Miss Angola è quella che più di ogni altra manifesta i propositi di raggiungere il prestigioso traguardo. Come ti dicevo, però, è davvero difficile ogni previsione. Io sono serena: comunque vada a finire sarò contenta. E’ stata una fantastica esperienza e mi sento gratificata dai tanti complimenti ricevuti un po’ da tutti.
Il giorno 25 abbiamo avuto modo di visitare la città di Dacani, una sessantina di chilometri a NW di Prizren, tra le più importanti del Kosovo per le note vicende belliche, anche se conta solo 39mila abitanti. Negli anni 98-99 è stata uno dei capisaldi della liberazione del Kosovo ed è stata quasi completamente distrutta dalle forze armate Serbe e dai paramilitari che sostenevano i Serbi, macchiatisi di quegli orribili crimini che tutti conosciamo e che ritengo superfluo ribadire, nella loro crudezza, in questo contesto.
Siamo state ricevute dal Sindaco, Rasim Selmanaj, una sorta di “eroe nazionale” e sicuro membro del prossimo governo. I Leader politici del Kosovo si somigliano un po’ tutti, per stile comportamentale e storie personali, essendo stati tutti coinvolti, chi più chi meno, nella terribile guerra di liberazione. Selmanaj è laureato in chimica e biologia ed è uno dei fondatori del Gruppo patriottico “Eagle”, che si batteva contro l’occupazione Serba. Il suo impegno politico lo ha portato in prigione per ben tre volte, nel 1981, nel 1983 e nel 1992, temprandone la forte personalità, che traspare evidente dal tono che riesce a infondere alle sue parole, profondo, ma non enfatico. E’ anche giornalista e ha scritto tre libri, che ovviamente parlano della sua Patria: “Libertà”, “Pioggia negli occhi della madre”, “Paesaggio da sogno”. Dirige, inoltre, l’associazione dei perseguitati politici di Decani. Dopo il ricevimento al Municipio, ci ha condotte al cimitero dei Kosovari fucilati dai Serbi durante la guerra e ci siamo raccolti, in silenzio, a commemorare le tante vittime, tra le quali, inutile dirlo, tante donne e bambini. E’ stato un momento toccante che ci ha indotte tutte, istintivamente, a tenerci per mano l’un l’altra. Un mondo intero che si stringeva, simbolicamente, in un afflato di fratellanza universale e di ripudio della guerra. Mi sforzo di fuggire la retorica, ma non posso esimermi dal riportare un momento di commozione che ha lasciato scivolare, sui volti tesi, calde lacrime.
A pranzo, sempre con il Sindaco, che di fatto ha tenuto una lunga lezione di Storia, ci siamo ritrovati con i veterani dell’UCK, l’Esercito di Liberazione Kosovaro, che ha avuto una parte fondamentale negli anni della guerra. Per quasi tutte noi era la prima volta che vedevamo, da vicino, dei “guerrieri”, e loro hanno percepito la nostra istintiva curiosità, sorridendo alle domande più dirette, che hanno voluto eludere: “La guerra è passata – ci dicevano – ora pensiamo alla pace, a ricostruire il Kosovo e a farlo conoscere, anche grazie a voi, a tutto il mondo”. Una collega (consentimi di non rivelare la nazionalità) ha chiesto a quello che sembrava il più giovane di loro, aitante, bellissimo e con un tatuaggio sull’avambraccio sinistro che riproduceva lo stemma del Movimento, la doppia aquila contrapposta con la scritta in esteso dell’acronimo (Ushtria Çlirimtare e Kosovës), quella sciocca domanda che è difficile frenare quando ci si trovi al cospetto di un soldato: “Hai ucciso qualcuno?” “Che hai provato?”. Il veterano si è concesso una lunga pausa e poi ha replicato: “Ho visto morire molti miei fratelli e ho provato grande dolore… il resto è stata una conseguenza”. E’ bastato per far comprendere che non era opportuno insistere su quel tasto, anche perché, con grande tempismo, un altro ex-militare si è messo al pianoforte e ha iniziato a suonare e cantare le tipiche canzoni tradizionali. In un attimo eravamo tutti al centro del salone, veterani e modelle, a ballare. Anche questo è stato un momento molto toccante.
Abbiamo lasciato il ristorante nel pomeriggio inoltrato e siamo rientrate a Prizren, presso gli Studi di “Tele Opinion”, una tra le più importanti emittenti televisive del Kosovo, dove abbiamo fatto tantissime foto e riprese video.
L’evento era stato accuratamente preparato con una sorpresa che ci è stata rivelata solo all’ultimo momento. Nello studio televisivo è stata effettuata una lunga intervista a Miss Angola, che ha parlato a largo spettro su svariati argomenti. Al termine dell’intervista, poi, Miss Angola ha comunicato che eravamo tutti attesi in un ristorante e che lei avrebbe offerto la cena, con l’aiuto dei suoi sponsor personali. Un gesto “diplomatico” che ha suscitato svariati commenti e che ha messo in evidenza “la forza organizzativa” della collega.
Ora devo correre… ancora prove prima di pranzo. E poi ancora prove, prove. Incrocia le dita per me.
Olga Matsyna © (Riproduzione riservata)

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