Cronache dal Kosovo – Terzo capitolo


Prizren, 25 Novembre 2012. Ore 10:00 A.M.
Caro Lino,
sono nella hall dell’albergo e finalmente riesco a scrivere senza lo stress di dover fare tutto di corsa, integrando le notizie inviate nei precedenti messaggi. Molte modelle stanno ancora dormendo. Nei giorni particolarmente stressanti, con rientri in tarda notte, c’è consentito di dormire fino a mezzogiorno, in modo da essere “fresche e riposate” per gli impegni pomeridiani. Tu sai che io sono mattiniera a prescindere e alle otto ero già sveglia per la colazione, che non può essere procrastinata dopo le dieci. Chi si sveglia tardi, ovviamente, andrà direttamente a pranzo, magari dopo un semplice “cappuccino”, che qui si fa con la panna montata e non con il latte e si beve a qualsiasi ora del giorno. Mi sono concessa una breve passeggiata all’esterno, prima, grazie alla disponibilità di due bodyguard che mi hanno accompagnata. Come sai, è vietato uscire da sole. L’aria è frizzante, ma il freddo non si sente nonostante vi siano non più di dieci gradi. Non vi è vento e il cielo è leggermente nuvoloso. Le strade sono ancora deserte e si vedono solo gruppi di persone, per lo più adulti, che si dirigono verso le moschee. I giovani dormono: il sabato sera è uguale in tutto il mondo.
Torniamo al 21 novembre. Siamo state a Suhareka, cittadina di 60.000 abitanti a 18 km da Prizren, che ha mantenuto l’etimo Serbo (Suva Reka vuol dire Fiume secco), anche se dopo la guerra è stata rinominata Theranda, l’antico nome infertole dai Romani, che conquistarono l’area nel II° secolo A.C.
Abbiamo visitato la boutique “Menacon”, che fa parte di una catena presente in tutti i Balcani. E’ una sorta di “outlet” che offre capi di alta moda a prezzi davvero interessanti: dai 100 ai 500 euro. Quattro o cinque abiti li avrei comprati molto volentieri, ma le carte di credito non sono accettate e non vi era tempo per organizzare una trasferta in una banca. Con tutte le colleghe che avevano la medesima esigenza, si sarebbe persa l’intera giornata. Peccato.
Dopo la visita alla boutique ci siamo diretti a Kamenica, una cinquantina di chilometri a Nord, per una serata di moda e musica in discoteca.
Il locale era affollatissimo, ma si ballava tipo “balera” e vi era un cantante Pop che eseguiva brani supermelodici, alternandoli a motivi arabeggianti. Senza nemmeno bisogno di consultarci, ci rendiamo conto che sarebbe stato fuori luogo forzare la mano e adeguiamo le nostre movenze in pista alle loro, annullando ogni “movimento sexy”. Abbiamo uno spazio tutto per noi, iperprotetto dall’inflessibile e severa Security. Ci è stato ribadito di non dialogare e di non fare foto con gli sconosciuti, la qual cosa, tra l’altro, è “impossibile”, perché nessuno riuscirebbe a oltrepassare la barriera protettiva della Security. I presenti possono solo ammirarci e scattare qualche foto, da lontano, con i telefonini. Eseguiamo due uscite con abiti da cocktail pomeridiano, senza fasce e con le bandiere in mano. Siamo tutte gentilmente applaudite, ma un vero boato si ode quando sfilano Miss Kosovo e Miss Albania. Come ho già avuto modo di precisare in un mio precedente post, qui il fervore nazionalistico è davvero imponente: le bandiere nazionali sono dappertutto, su ogni casa e in ogni negozio.
Chiudiamo la serata degustando, in un ristorantino delizioso, una tipica pietanza balcanica: il “Burek”. E’ una torta salata, fatta di pasta fillo a strati, contenente carne macinata aromatizzata e cipolle, o carne e yogurt. Noi l’abbiamo mangiata con carne e ricotta, che è la variante più diffusa da queste parti. Le sue origini risalgono all’Impero Ottomano (e la stessa parola deriva dal turco börek, che significa proprio “pasta fillo”) da cui si è poi diffuso in tutti i paesi dei Balcani sotto dominazione ottomana o meno. La carne è rigorosamente di vitello o manzo, in ossequio alla religione musulmana. Mi viene spiegato che in Serbia, paese a maggioranza Ortodossa, la pietanza è prevalentemente preparata con carne suina, proibita dal Corano.
Il ventidue novembre è tutto dedicato alle prove della sfilata del giorno dopo. Per ore ci alleniamo a coordinare le uscite e a bilanciare i quadri coreografici paralleli sulle scale. La posizione delle modelle nelle varie uscite varia di volta in volta e questo ci obbliga a uno sforzo di apprendimento costante, che vanifica il vantaggio offerto dal fare sempre le stesse cose. Pranziamo presso il ristorante “Liqeni”, che offre cucina balcanica e italiana. Il menu è a scelta e mi concedo un riso in bianco con insalata, per non appesantirmi, anche se le gustose pietanze disponibili fanno venire l’acquolina in bocca. Scopro dal menù che un “gustoso e corposo” pranzo completo costa sei euro…
Per il 23 è previsto il primo grande evento: la sfilata della Stilista Albanese Suzana Susuri, che presenta una collezione di sessanta abiti. (Prova a vedere i suoi capi on line: purtroppo non riesco a inviarti foto, per ora). Per avere un’idea, ma solo un’idea, ti dico che in essi riscontro una vaga somiglianza allo stile “Balenciaga”. Alle dieci avremmo dovuto essere pronte ma, alcune modelle che partecipano ai concorsi, amano “sempre” distinguersi rispetto alle sfilate tradizionali, nelle quali la parola “ritardo” non esiste. Per colpa di qualche collega, quindi, partiamo con due ore di ritardo e il tempo a disposizione per il fitting si riduce drasticamente. Alle quattordici andiamo a pranzo, offerto da uno sponsor titolare di un’importante impresa edile. Alle 17:00 raggiungiamo l’albergo in cui dobbiamo eseguire la sfilata, attese con evidente ansia da truccatori e parrucchieri. Apprezzo molto sia il trucco sia l’acconciatura riservatemi e non vedo l’ora di mostrarti le foto. Le coreografie sono state curate direttamente dalla stilista, che è molto simpatica. Eseguiamo tre uscite e a me toccano tre abiti lunghi. L’ultima uscita riguardava una stupenda collezione di abiti in bianco e oro e la sfilata si è conclusa con l’abito nazionale del Kosovo, indossato però da Miss Russia.
Dopo la sfilata, la televisione nazionale Kosovara ha fatto delle interviste; poi tutti a cena in un elegante ristorante di Prizren.
Ieri mattina saremmo dovute andare a visitare un castello, ma le “solite” ritardatarie hanno fatto saltare il programma e così siamo passate direttamente alle prove, che hanno registrato un episodio poco piacevole, in un contesto organizzativo veramente eccellente sotto qualsivoglia punto di vista. Uno dei tre direttori nazionali della Macedonia si è letteralmente sostituito al nostro coreografo, modificando tutta la coreografia. Deve essere una persona “molto potente”, perché il coreografo non ha reagito: provo a immaginare una scena simile in Italia, con qualsiasi coreografo. Non appena la notizia è arrivata alle orecchie di Shpejtim, però, si è risolto tutto: ovviamente lui non “ha timori reverenziali” e, con grande eleganza, li ha mandati tutti e tre a casa.
Dopo le prove sono state fatte le interviste in inglese a tutte le finaliste, per il documentario ufficiale del concorso; ciascuna di noi ha avuto modo di parlare di sé, delle proprie esperienze, dei propri sogni. Si è proceduto, poi, con la sfilata per l’elezione di “Miss Bikini”, vinta da Miss Portogallo. Al secondo posto Miss Angola. Miss Russia e Miss Moldova si sono classificate, ex aequo, al terzo posto.
Il programma serale prevede la visita al sindaco della vicina città di Jakova, con una festa in discoteca. Il sindaco, anch’egli molto giovane, come il ministro della cultura di cui ho parlato nel precedente post, ci riceve con grande cordialità, chiedendo, a tutte, cosa pensassimo del Kosovo.
Rispondiamo quasi tutte allo stesso modo: è stata davvero una straordinaria idea quella di mandare al mondo intero un messaggio di pace e di libertà da un paese vessato da una lunga e sanguinosa guerra. La guerra, per fortuna, ora è solo un triste ricordo, anche se le sue ferite non si rimargineranno presto. Ora, però, è il tempo di ricostruire, di pensare allo sviluppo, alla crescita e di guardare all’Europa con rinnovata speranza per un futuro di pace e di prosperità
Non ti nascondo che ho colto un pizzico di commozione sui volti del sindaco e dei suoi collaboratori. “Non abbiate paura – ci ha riferito – venite a visitarci quando volete e raccontate a tutti che il Kosovo è un paese ospitale e sicuro, e lo renderemo sempre più accogliente. Questo scambio culturale è senz’altro un primo importante passo, ma altri ne seguiranno e ci auguriamo fermamente che alla prossima edizione di Miss Freedom of The World siano presenti più nazioni”.
Olga Matsyna © (Riproduzione riservata)

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