Cronache dal Kosovo – Primo capitolo

Base operativa Miss Freedom of The World 2012


Pritzern, 19 Novembre 2012 – Ore 03:30 A.M.
Caro Lino, è notte fonda qui a Prizren e finalmente riesco a scriverti. Mi ero prefissa di inviarti una lettera ogni sera, ma la connessione non è facile e la linea che va e viene allunga maledettamente i tempi. Tu ben conosci i ritmi serrati che caratterizzano una finale mondiale, ma cercherò comunque di non deludere le tue aspettative e le promesse fatte, iniziando con una sintesi di questi primi cinque giorni, due dei quali trascorsi a Vienna per i problemi burocratici in aeroporto, come già hai scritto nel post precedente.
Prizren è la seconda città del Kosovo, con 180mila abitanti e dista poco meno di 80 chilometri da Pristina, la capitale, dove è ubicato l’aeroporto. La strada che congiunge le due città è tortuosa e ciò fa sembrare la distanza ben maggiore, anche perché occorrono quasi due ore per percorrerla. L’hotel Alvida è un moderna struttura, confortevole e ben attrezzata. Dalla mia camera si vedono, ben nitidi, i Monti Šar, che separano il Kosovo dall’Albania e dalla Macedonia. Il panorama è struggente e non posso fare a meno di considerare, con un pizzico di emozione, di trovarmi in un luogo che rappresenta un vero crocevia di popoli e di etnie. Ma di questo parlerò più compiutamente nei prossimi giorni. Ora devo iniziare la “cronaca ufficiale”. In primis mi tocca ringraziare le Autorità Aeroportuali di Vienna, che hanno fatto il loro meglio per alleviare le mie pene nei giorni 13 e 14 novembre. Poi, naturalmente, devo ringraziare te e Shpejtim per l’alacre lavoro “diplomatico” svolto affinché mi fosse consentito di entrare in Kosovo. Quando finalmente mi è giunta l’autorizzazione, la Polizia di Frontiera si è sciolta in un caloroso applauso, chiamandomi “Regina di bellezza” e concedendomi l’utilizzo della corsia preferenziale, in modo da essere la prima a salire sull’aereo della “Tyrolean Airways” che mi avrebbe condotta a Pristina. A bordo si parla Tedesco e Inglese. Il tempo di uno snack e inizia la discesa. Arrivo prima di Shpejtim, che è partito da Prizren per venirmi a prendere, e così ho il tempo di una sosta al bar per un Tè caldo. Il cameriere mi sorride e mi dice: “Model Miss Freedom, right?” Gli faccio un cenno di assenso e lui replica qualcosa in albanese, che non comprendo subito: quando tento di pagare, però, mi rendo conto che il Tè mi era stato offerto. Si avvicina una ragazza, bellissima, che scambio per una collega modella in attesa. Mi sbaglio: è Vadlete, responsabile del reparto “Lost & Found” dell’aereoporto di Pristina, che parla perfettamente l’Inglese. Facciamo subito amicizia e si offre di telefonare a Shpejtim per sapere dove fosse. Prima avevo provato io, invano, perché nessuna delle due Sim utilizzate, l’taliana e l’austriaca (con quest’ultima ero riuscito a chiamarti poco prima addirittura dall’aereo) funzionava. Shpejtim è sulla strada per l’aeroporto, ma un incidente ha rallentato il traffico e quindi sarebbe arrivato con almeno 30 minuti di ritardo. Vadlete è gentilissima e mi offre di ingannare l’attesa nel suo ufficio, dove stava guardando in TV un film di “Bollywood”, molto apprezzati da queste parti. Vadlete ha perfezionato il suo inglese scolastico durante la guerra, fungendo da interprete militare. Mi racconta aneddoti raccapriccianti, che risparmio in questa cronaca: del resto, ciò che è successo qui, è storia nota. Ama il suo lavoro, ma si annoia quando non vi sono voli ed è costretta a restare in ozio per ore e ore. Mi chiede dove vivessi e vedo gli occhi che s’illuminano quando sente: “Roma”. “Bella Roma e bella l’Italia” – replica, con un sorriso leggermente più spento – “Mi farebbe piacere venirci”. Ci scambiamo tutti i contatti possibili e sono sicura che la rivedrò.
Finalmente arriva Shpejtim, accompagnato da Miss Croazia e Miss Estonia. Ci salutiamo calorosamente: non ci eravamo mai visti, ma gli scambi di mail e di telefonate nei due giorni precedenti avevano già determinato quel tipico clima relazionale sempre più diffuso, oggigiorno, grazie alla comunicazione mediatica. Mi colpisce la sua somiglianza con Putin e glielo dico, suscitando compiaciuti sorrisi dei presenti e gridolini di assenso. Mi accomiato da Vadlete e partiamo con il suo potentissimo SUV. Non so ancora che la distanza da percorrere è di circa 80 km e durante il percorso ascoltiamo un CD di musica albanese e kosovara. Un brano, dedicato al Kosovo, è stato scelto come colonna sonora del concorso. (Ti comunicherò il titolo nella prossima cronaca). Con le ragazze è intesa immediata e mi riferiscono cosa hanno fatto nei due giorni precedenti, senza risparmiarmi “gossip” e pettegolezzi, tipici di ogni finale. Il concorso inneggia alla fratellanza, all’amicizia e utilizza il sostantivo “Freedom” come suo suggello caratterizzante, ma la vittoria è ambita da tutte e le rivalità montano subito. Il mondo è quello che è, al di là dei buoni propositi di un logo. Mi dicono anche che nel corso della giornata hanno visitato una fabbrica di scarpe e di borse, ricevendo, quale gradito omaggio, una borsa in pelle. Io ovviamente, me la sono persa. In albergo scopro che dividerò la camera proprio con le due Miss che sono venute a prelevarmi in aeroporto. Incontro altre finaliste e faccio subito amicizia con Miss Kosovo, Miss Albania (che parla un italiano perfetto), Miss Russia (sapeva dell’arrivo di una connazionale emigrata in Italia e mi attende con evidente curiosità), Miss Romania (che parla bene il Russo). Chiacchieriamo animatamente e ci scambiamo tante notizie e informazioni. Alle tre di notte, finalmente,vado a dormire. Crollo e in un attimo sono nel mondo dei sogni.
Il giorno 16 vengo svegliata alle 9: una eccezione al programma in virtù dello stress accumulato nei giorni precedenti. Il programma prevede sveglia alle 7. La colazione è di tipo continentale, con omelette, verdure cotte, toast con burro e marmellata, caffè, latte, yogurt. Subito dopo vengo coinvolta nelle “inevitabili” scaramucce empatiche. (Una ventina di concorsi e non sono mai mancate). Miss Romania e Miss Russia mi fanno capire che sarebbero liete di condividere la stanza con me e che non vanno molto d’accordo con Miss Grecia. (Caro Lino, so bene ciò che pensi e ben ricordo ciò di cui abbiamo discusso più volte, ma occorreranno ancora molti decenni prima che gli esseri umani saranno capaci di “assomigliare” a te e “assimilare” il tuo cosmopolitismo. Per ora sono i nazionalismi marcati a dettar legge. Rassegnati! Sei troppo “avanti”, o come diceva Nietzsche: sei nato postumo.) Miss Grecia, di converso, ha legato molto con le mie compagne di camera e così proponiamo uno scambio che accontenta tutte. Non è proprio una soluzione da “Europa Unita”, ma un compromesso che evita un conflitto e quindi una cosa buona. La mia nuova camera è la più calda, pulita e ordinata di tutte… e non aggiungo altro. Effettuo il trasferimento con il classico frenetico dinamismo che tanto ti diverte e ci prepariamo per l’uscita. Si va a pranzo da uno Sponsor: “Pizzeria Iliria”, non lontana dall’albergo, in pieno centro storico. La pizza è in formato “mini”: più o meno la metà di quella servita in Italia. E’ ricca di ingredienti, ma meno sottile di quella italiana: tagliarla è davvero complicato, ma il gusto è gradevole. (Sono sincera: non lo dico per far piacere allo Sponsor). In pizzeria ci fanno tante foto e gli altri avventori ci chiedono gli autografi e di posare con loro. Dopo un ritemprante riposo pomeridiano, in serata siamo ospiti a cena in un elegantissimo e raffinato ristorante: “Pashimi”. E’ presente una troupe televisiva, capeggiata dal Direttore dell’emittente, che effettua riprese e interviste. La cena è un misto di carne alla brace con tante verdure cotte. Il pane è simile a quello arabo o indiano. Perfino nella musica si sente qualcosa di arabeggiante. Il Kosovo è un paese prevalentemente musulmano e si nota. Per strada si vedono solo uomini, ragion per cui siamo scortate da un nutrito gruppo di “Body Guards”, cui Shpejtim ha dato disposizioni precise e severe. Se qualcuno, estraneo al concorso, cerca solo di scambiare qualche parola, viene “gentilmente” invitato ad allontanarsi. Il comportamento dei Kosovari, però, è sostanzialmente corretto ed è normale che tante belle ragazze a passeggio, ancorché scortatissime, attirino l’attenzione. Shpejtim parla un buon inglese, albanese, serbo, croato e altre lingue dell’ex Jugoslavia. Il russo lo capisce. Per quanto riguarda le lingue, per me, come puoi ben immaginare, qui è un un vero paradiso che suscita emozioni comparabili a quelle che prova un surfista quando può cavalcare onde di 6 metri. (Olga parla correttamente sette lingue, ndr). Si parla serbo, che riesco a comprendere essendo di madre lingua russa; si parla ucraino, bulgaro, polacco e le varie basi comuni che si intersecano ci consentono di dialogare agevolmente senza far ricorso necessariamente all’inglese, che naturalmente parliamo tutte più o meno egregiamente, o al tedesco, che pure è appannaggio di molte finaliste. Si parla albanese, naturalmente, che forse è un mix esplosivo di tutto ciò che è slavo, latino e rom. Imparo parecchie parole in serbo e imparo anche alcune parole in albanese, che non fa parte del mio bagaglio linguistico: po (si), yo (no), dalia (uscita – la prima cosa che noto in aeroporto), televizia e bokur (bella). Dopo cena torniamo in albergo e tento di scriverti un messaggio, ma la connessione internet non funziona. Desisto e spengo la luce.
Alba del 17 novembre, quinto giorno del concorso. Dopo la colazione, alle ore 10:30 iniziano le prove coreografiche e i test di portamento. Siamo tutte professioniste, ma è importante amalgamarci. Il coreografo, che chiamiamo “Professore” e non “Maestro”, come di solito avviene in Italia, è molto soddisfatto per il mio portamento e mi annovera tra le migliori modelle per “la grazia di movimento”. (Testuale). Lo ringrazio e gli riferisco che ti avrei comunicato il bel complimento, che sono sicuro ti farà piacere e che voglio considerare come un buon auspicio per il prosieguo di questa fantastica avventura. Alle prove segue un briefing, più articolato rispetto a quello di “benvenuto”. Caro Lino, fino ad oggi pensavo, insieme con tante altre modelle, che fossero i tuoi, i briefing più lunghi, ma mi sbagliavo di grosso. I tuoi cinquanta minuti, alternando inglese e italiano, sono una vera bazzecola al cospetto di quasi due ore di info fornite in inglese, serbo, croato, albanese e russo. Avrei voluto registrarlo per fartelo ascoltare! Finalmente siamo libere e possiamo fare ritorno in camera. Le mie colleghe devono prepararsi per una sessione fotografica; io cerco ancora una volta di connettermi on line, ma mi rendo conto che l’impresa è ardua e così mi unisco a loro, che si truccano un po’ da sole e un po’ aiutandosi l’un l’altra. Verso le 16 arrivano delle pizze che degustiamo in albergo e arrivano anche altre finaliste. Nasce qualche contrattempo con le modelle coinvolte nella sessione fotografica, forse a causa del trucco e dei capelli (un classico!). Morale della favola: sessione sospesa e rimandata ad altro giorno. Alle 20:30 è previsto un Fashion-party presso un locale molto trendy, denominato “IN”. Non resisto alla tentazione di riferirtelo. Come io balli, lo sai: in pochi attimi si è fatto il vuoto in pista e mi sono sentita tutti gli occhi addosso. Sai bene quanto siano eccitanti questi momenti… Ballo per ore. La musica mi offre una carica stupenda che mi entra nel corpo e nell’anima. La gente mi guarda estasiata e colgo nei loro volti e nei loro sorrisi un compiacimento che mi esalta. Gli sponsor sono tutti lì (saranno tutti in Giuria!) e mi guardano con vivo interesse. Mi riempiono di complimenti e Shpejtim non può fare a meno di ringraziarmi per la mia esibizione, manifestando tutto il suo apprezzamento. Sono abbondantemente trascorse le tre di notte quando entro in camera, esausta. Esausta, ma felice. Ti penso. Sarebbe stato bello averti qui: saresti stato fiero di me. Ma so che lo sei comunque, anche a settecento chilometri di distanza. Voglio scriverti subito per trasmetterti le mie “emozioni”, prima ancora di raccontarti “i fatti”, proprio come mi hai raccomandato. Mi precipito al PC, ma ancora una volta è un fallimento. Mi rattristo un po’ e poi il sonno prende il sopravvento.
Il giorno 18 dobbiamo fare tutto di corsa. La stanchezza incomincia a farsi sentire e così ci siamo svegliate tutte più tardi. Arrivano le ultime finaliste: Miss Angola, Miss Regno Unito e Miss Montenegro. Le prove di portamento filano via senza problemi e il sorriso di compiacimento del Professore ci rassicura per i più impegnativi quadri coreografici che dovremo provare nei prossimi giorni. Usciamo, sempre scortatissime, per un giro nel mercato all’aperto della città, che non è dissimile da tutti i mercati del mondo, fatta eccezione per quelli dei Paesi Scandinavi, meno caotici e meno frenetici. E’ facilmente immaginabile il codazzo che ci portiamo dietro, ma nessuno ci infastidisce. Dei ragazzi chiedono gentilmente ai Body Guards di avere un autografo e di fare delle foto, ma ottengono un cortese rifiuto.
Nel pomeriggio si parte con gli shooting e ciascuna dà il meglio di sé. Spero che potrai avere presto le foto. Ci tocca anche una breve autopresentazione per un video clip. Ciascuna parla del proprio Paese e io devo improvvisare, non sapendo di dover fare qualcosa del genere. La mia improntitudine non mi tradisce, suggerendomi un “colpo a effetto”, tipo la battuta che t’inventi a teatro quando dimentichi quella originale. “Signori e Signori, che cos’è l’Italia nel mondo? E’ tutto ciò che rimanda al bello, all’arte, alla cultura. Il mio omaggio per voi è un mix di queste caratteristiche, che ho racchiuso nello zainetto “Ferrari”, l’automobile più ambita al mondo. Devo aggiungere che per me è un grande onore rappresentare l’Italia e collaborare con un’agenzia che ti fa respirare una sublime aria Europea. Un’agenzia che non a caso si chiama “Excalibur” e che incarna alla perfezione lo spirito di fratellanza universale che caratterizza anche questo concorso. Sono davvero fiera e felice di essere qui a rappresentare tutte queste belle cose: se la Russia mi ha dato i natali, è in Italia che ho trovato le mie pasque”. Cosa ti sembra?
Olga Matsyna © (Riproduzione riservata)

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2 risposte a Cronache dal Kosovo – Primo capitolo

  1. Cliccando sulle foto è possibile vederle in formato originale. (Alcune richiedono due click)

  2. Il sito ufficiale del concorso, missfreedomoftheworld.com lincato alla pagina dedicata a Olga Matsyna.
    http://missfreedomoftheworld.com/example-5.html#11

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